Le patate nell’arte

Le patate, considerate fino a qualche tempo fa un elemento tradizionale della nostra cucina, vengono da sempre rappresentate nelle opere dei più grandi artisti.

Ma vediamo i principali che nel corso del secoli l’hanno ritratta nei loro quadri, o resa protagonista delle loro opere:

GIUSEPPE ARCIMBOLDO

Venne considerato il primo “ritrattista” della patata nella storia dell’arte, prima che la povertà diventasse un tema da raffigurare in pittura.

Nel 1537 Giuseppe Arcimboldo dipinse L’autunno – quadro inserito nella serie delle Quattro Stagioni -; l’opera ritraeva un uomo dai lineamenti grossolani e poco gentili il cui volto era formato da pere, mele, melagrane, funghi e fico, mentre al centro del collo campeggiava la prima patata della storia dell’arte.

Nel 1590, sempre la patata, tornerà con Arcimboldo a sorreggere la testa di Rodolfo II d’Asburgo come Vertumno, il dio romano della metamorfosi.

VINCENT VAN GOGH

Prima di affermarsi come pittore Vincent Van Gogh seguì le orme paterne abbracciando il mestiere del pastore, che tuttavia abbandonò velocemente, non senza sviluppare una passione per i poveri e i diseredati.

Van Gogh dopo aver compreso la sua reale “missione” – l’arte – decise di restituire dignità a lavoratori e contadini, rappresentandoli nei suoi quadri. Per farlo nel migliore dei modi decise di visitare le case del villaggio di Nuenen e dipingere gli agricoltori alle prese con le attività del quotidiano: dall’intreccio di cesti alla pelatura delle patate ecc. Fu così che nel 1885 diede “alla luce” I mangiatori di patate: un’interpretazione cruda, impietosa della realtà, distante dall’idillio romantico rappresentato da pittori come Millet e Jozef Israels.

Altre opere: Contadini che seminano patate (1885), Contadine che raccolgono patate (1885), Natura morta con cesto e patate (1885), Natura morta con patate e tegame (1885) e a concludere Piatto di portata con patate (1888).

JEAN-FRANCOIS MILLET

Rimembrando la sua infanzia in Normandia, Jean–Francois Millet realizzò tra il 1858 e il 1859 L’Angelus, opera commissionatagli dal magnate americano Thomas G. Appleton.

Angelus era il nome dato al rintocco delle campane della chiesa di Chailly-en-Bière che 3 volte al giorno invitavano i fedeli a pregare; anche gli agricoltori, abbandonati gli strumenti di lavoro, sospendevano per un attimo la raccolta delle patate.

LA PATATA DALLA FINE DELL’800 AD OGGI

È del 1881 I raccoglitori di patate, l’opera realizzata dall’impressionista francese Camille Pissarro, negli stessi anni in cui Van Gogh lavorava su queste tematiche; anche in questo caso il simbolo della patata venne associato a una classe sociale bassa, e quindi al simbolo di povertà.

“Come si può dipingere una ordinaria patata in modo che superi la realtà?”, nel 1969 Jan Beutener rispose a questo quesito con l’opera Aardappels, raffigurando il tubero con e senza buccia.

Nello stesso anno Sigmar Polke presentò Apparat, mit dem eine Kartoffel eine andere Kartoffel umkreisen kann, o più comunemente chiamata Potatoe Machine: un’opera simbolica tramite la quale Polke allude alla rivoluzione copernicana, ma anche a quella artistica del ready made di Duchamp.

La patata nel corso del secoli ha, quindi, assunto diverse accezioni diventando talvolta uno strumento metaforico a disposizione degli artisti, come possiamo vedere nelle seguenti opere:

 

  • Joan Mirò – Potato, 1928
  • Victor Grippo – Energy of a Potato, 1972
  • Giuseppe Penone – Le Patate, 1977
  • Peter Root – Wasteland, 2009
  • Kevin Abosch – Potato #345, 2010
  • Patrice Ferrasse – Potatomic, 2013

Jean-François Revel – scrittore, giornalista e filosofo francese – sostenne che “L’arte consiste nel rappresentare ciò che non esiste”, forse non aveva tenuto in considerazione la patata nell’arte :-).

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