INDICE
Cosa significa davvero Residuo Zero
Il termine Residuo Zero viene utilizzato per identificare prodotti nei quali i residui di determinate sostanze fitosanitarie risultano inferiori al limite di quantificazione analitica stabilito dal disciplinare adottato. Tale soglia è spesso fissata a 0,01 milligrammi per chilogrammo, ma per comprendere esattamente la garanzia offerta è necessario verificare il disciplinare applicato al singolo prodotto e la presenza di un’eventuale certificazione perché i criteri possono variare in base allo standard adottato.
Esistono quindi programmi definiti di controlli e analisi per verificare che nel prodotto finito non rimangano residui quantificabili delle sostanze contemplate dal disciplinare. La dicitura non identifica però prodotti che non siano mai stati sottoposti a trattamenti per proteggere le colture da insetti, funghi, erbe infestanti o altre avversità. I trattamenti possono essere utilizzati quando necessari, rispettando modalità, quantità e tempi che consentano di ottenere alla raccolta un prodotto conforme al disciplinare.
Ottenere un prodotto conforme a un disciplinare Residuo Zero richiede innanzitutto che la coltivazione sia programmata tenendo conto delle caratteristiche del terreno, della varietà scelta, del clima e delle avversità che possono interessare la pianta, perché prevenzione e monitoraggio permettono di intervenire in modo più mirato, evitando trattamenti non necessari. Ad esempio, rotazione delle colture, scelta di varietà adatte, controllo delle infestazioni e osservazione costante dei campi possono contribuire a ridurre la pressione di parassiti e malattie.
La difesa integrata prevede l’impiego coordinato di pratiche agronomiche e mezzi biologici e, quando è necessario un trattamento , si possono utilizzare prodotti autorizzati, rispettando le dosi previste e considerando il tempo che deve trascorrere prima della raccolta, che cambia in base al tipo di prodotto. Interventi, date, sostanze usate devono essere documentati e, grazie al sistema di tracciabilità, è possibile collegare il prodotto al campo e al lotto di provenienza, ricostruendo le diverse fasi della produzione.
Le analisi dei residui vengono eseguite su campioni del prodotto per ricercare contemporaneamente numerose sostanze e, se il disciplinare prevede una certificazione da parte di un organismo indipendente, ai controlli analitici si aggiungono verifiche documentali e ispezioni.
stockking/Magnific
Residuo Zero, biologico e prodotti convenzionali: quali differenze ci sono
Un prodotto Residuo Zero e un prodotto biologico non sono la stessa cosa poiché l’agricoltura biologica è un metodo di produzione regolamentato che stabilisce quali pratiche e sostanze possono essere impiegate durante la coltivazione, quindi la certificazione riguarda l’intero sistema produttivo e non solo i risultati delle analisi svolte sul prodotto dopo la raccolta. Il Residuo Zero si concentra invece principalmente sulla quantità di residui rilevabile al termine della produzione, quindi un alimento ottenuto con metodi convenzionali o attraverso la difesa integrata può rispettare un disciplinare Residuo Zero, purché le analisi e tutti gli altri requisiti previsti diano esito conforme.
Anche gli alimenti convenzionali e quelli privi della dicitura Residuo Zero devono rispettare i requisiti di sicurezza previsti dalla normativa. Nell’Unione europea vengono infatti stabiliti livelli massimi di residui, indicati con la sigla LMR, per le diverse combinazioni tra alimenti e sostanze autorizzate. Gli alimenti conformi a tali limiti sono considerati sicuri rispetto a questo parametro nell’ambito del sistema europeo di controllo.
Magnific
Dalla dicitura alla filiera: cosa rende una scelta davvero consapevole
Quando si fa la spesa, ricercare diciture come Residuo Zero, biologico o altre certificazioni può rappresentare un criterio per scegliere cosa comprare, ma non è l’unico elemento da considerare durante la spesa perché sicurezza e qualità di un alimento dipendono da un insieme di fattori che comprende conformità alla legge, controlli, tracciabilità, corretta conservazione e gestione igienica dopo l’acquisto.
Una filiera trasparente permette di conoscere la provenienza delle materie prime e di ricostruire i passaggi dal campo allo scaffale, aspetto particolarmente rilevante per gli alimenti freschi, la cui qualità può essere influenzata non soltanto dalla coltivazione, ma anche da raccolta, selezione, confezionamento, trasporto e conservazione.
Per quanto riguarda invece gli aspetti legati al rispetto dell’ambiente, l’assenza di residui quantificabili sul prodotto finale non basta, da sola, a dimostrare che la coltivazione abbia avuto un impatto ambientale minore perché, come già detto, questa dicitura non esclude l’utilizzo di prodotti fitosanitari, ma non solo: per valutare la responsabilità della filiera contano anche la gestione dell’acqua e del suolo , la riduzione degli sprechi, la tutela della biodiversità, il tipo di imballaggio e l’efficienza dei trasporti.
Le certificazioni danno quindi un orientamento ma non implicano che gli altri prodotti in commercio non siano sicuri o di qualità e, per una spesa consapevole che consideri anche l’impatto ambientale, occorre considerare anche altri aspetti e mettere insieme più informazioni. Inoltre, per la salute della famiglia rimane importante consumare regolarmente frutta e verdura, variando tipologie, colori e provenienze ed evitando che il timore dei residui porti a ridurne il consumo.