Agricoltura integrata: cosa vuol dire? - Il Blog di Selenella

Agricoltura integrata: cosa vuol dire?

Oggi si sente parlare sempre più spesso di agricoltura integrata, anche come contraltare positivo di quella intensiva. Ma sapresti definire esattamente cos’è?

Per scoprire il significato di agricoltura integrata e comprendere tutti gli importanti vantaggi di questo approccio alle coltivazioni, seguici nella lettura del nostro articolo.

Agricoltura integrata: una definizione

Possiamo definire la produzione integrata come una forma di agricoltura sostenibile, cioè di un sistema di produzione agricola capace di garantire un ridotto impatto ambientale e dunque meno gravoso per il pianeta in cui viviamo.

Ma perché “integrata”? Perché combina, integrandole, diverse pratiche agricole – compreso l’impiego di attrezzature tecniche a basso impatto ambientale – e prodotti fitosanitari con il fine di dare vita ad un ciclo produttivo virtuoso e non aggressivo in termini di impronta ecologica.

Non solo: l’agricoltura integrata si impegna a tutelare anche la salute dei consumatori, attraverso una produzione sicura e di alta qualità.

Insomma, possiamo dire che la produzione integrata opera per dare forma a un’armonia sinergica composta da diversi fattori. Vediamoli insieme:

  • La salute dei consumatori.
  • La salute dell’ambiente.
  • Le esigenze produttive degli agricoltori.
  • Le esigenze economiche dell’ambiente.

Caratteristiche generali

L’agricoltura integrata ricorre ai mezzi tecnici adottati nell’agricoltura tradizionale esclusivamente quando questi si rivelano necessari per ottimizzare il compromesso tra esigenze ambientali, sanitarie ed economiche.

In termini di applicazioni, osserviamo nel dettaglio le quattro caratteristiche principali dell’agricoltura integrata, talvolta chiamata anche “produzione integrata”.

1. Qualità del suolo e lavorazione del terreno

Le lavorazioni del terreno devono essere condotte con un obiettivo: prevenire la degradazione del suolo e la sua erosione. Per questo motivo trovano un inserimento ottimale tecniche conservative capaci di prevenire del tutto il dissesto idrogeologico.

Qualche esempio:

  • Minimum tillage: si tratta di tecniche di gestione del suolo basate sull’adozione di lavorazioni che preparano il letto di semina con il minor numero di passaggi.
  • Sod seeding: è una tecnica agronomica di gestione del suolo che prevede la non lavorazione del terreno investito con le coltivazioni erbacee, allo scopo di mantenere una fertilità paragonabile a quella dei terreni naturali.
  • Inerbimento: si intende una tecnica di gestione del suolo a basso impatto ambientale, adottata per il controllo delle piante infestanti tra le fila degli alberi da frutto. Consiste, in sostanza, nel rivestire il terreno occupato dalla coltura principale con una copertura erbacea, controllata tramite sfalci periodici.
  • Fertilità del suolo e fertilizzazione

Anche la fertilizzazione viene condotta seguendo criteri conservativi della fertilità chimica, perciò il ricorso alla concimazione minerale è ammesso per mantenere alti i livelli di fertilità e di produttività delle colture.

I principi dell’agricoltura integrata si applicano, in generale, sfruttando nei limiti del possibile il ciclo della sostanza organica, ricorrendo a tecniche che apportano al terreno materiali organici e integrando i fabbisogni delle colture con la concimazione chimica.

Per quanto riguarda quest’ultima, le dosi e la tecnica di distribuzione devono essere approntate con l’obiettivo di prevenire i fenomeni di dilavamento e il conseguente inquinamento delle falde acquifere.

  • Difesa delle coltivazioni e lotta integrata

La difesa dei vegetali è l’ambito in cui la produzione integrata trova la sua più larga applicazione. La strategia di difesa si basa sulla lotta integrata, ovvero sull’impiego razionale di mezzi di difesa biologici, chimici, biotecnici e agronomici.

L’uso dei fitofarmaci è dunque improntato a ridurre complessivamente il quantitativo di prodotti chimici liberati nell’ambiente e a portare al minimo il rischio di salute dei consumatori.

  • Diserbo e controllo delle infestazioni

A questo punto va da sé che il controllo delle piante infestanti andrà naturalmente fatto sfruttando tecniche che limitino il ricorso al diserbo chimico, come le false semine, le rotazioni colturali e il diserbo meccanico.

Il diserbo chimico si adotta impiegando esclusivamente principi attivi a basso impatto, poco persistenti o con un’azione residuale limitata, soprattutto per evitare possibili residui nel terreno e l’inquinamento delle falde acquifere.

I vantaggi dell’agricoltura integrata

Quali sono i vantaggi principali di una produzione integrata?

Sicuramente al primo posto troviamo l’ottimizzazione dell’impiego di risorse e mezzi tecnici, come buon compromesso tra produzione e ricavi per l’agricoltore e salute dell’ambiente e dell’uomo.

Allo stesso tempo, rappresenta anche un compromesso tra agricoltura tradizionale e agricoltura biologica. Questo fa sì che oggi molti esperti e professionisti la considerino la modalità più evoluta per realizzare un’agricoltura sostenibile, dal momento che produce raccolti sani e sicuri per la salute umana, conserva e protegge al meglio le risorse ambientali, misura i progressi conseguiti con dettagliati sistemi di autodiagnosi delle aziende agricole e osserva specifiche normative nazionali e comunitarie.

Il quadro normativo della produzione integrata

L’agricoltura integrata fa riferimento al cosiddetto “quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi”, istituito dalla direttiva 2009/128/CE, relativa al decreto legislativo del 14 agosto 2012, n. 150.

I PAN (Piani di Azione Nazionale) sono nati per stabilire gli obiettivi, le misure, i tempi e gli indicatori per la riduzione dei rischi e dell’impatto ambientale derivante dall’utilizzo dei prodotti fitosanitari.

Il Piano di Azione è stato adottato in Italia con il Decreto Interministeriale del 22 gennaio 2014 e promuove le cosiddette “buone pratiche” per l’utilizzo dei prodotti fitosanitari più sostenibili. Al contempo, si propone di fornire agli agricoltori le opportune indicazioni finalizzate a ridurre l’impatto dei prodotti fitosanitari nelle aree agricole e extra agricole (strade, ferrovie, aree verdi urbane, …) e nelle aree naturali protette.

Selenella e il progetto “Qualità e tutela del valore” del Consorzio Patata Italiana di Qualità

L’alta qualità e la sostenibilità dei prodotti Selenella è garantita dal progetto “Qualità e tutela del valore” del Consorzio, grazie ad un disciplinare stringente e all’utilizzo di sistemi di Produzione Integrata. Per questo motivo, Selenella gode di certificazioni di prodotto, tracciabilità e sostenibilità ambientale.

Inoltre, ai produttori è sempre riconosciuto un minimo garantito al riparo dalle oscillazioni di mercato, tutelando la redditività dell’intera filiera.

Il disciplinare di produzione del Consorzio prevede anche che Selenella venga prodotta con tecniche di Produzione Integrata che limitano al minimo l’impiego di prodotti chimici di sintesi, come fertilizzanti e antiparassitari.

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